trama, recensioni, curiosità

Aprile/Maggio 2018

La cucina italiana si è trasformata da cucina etnica "della mamma" a haute cuisine, diventando elemento di distinzione. Ma è il nutrirsi in sé che si è fatto negli ultimi anni fenomeno di culto, una pratica più discorsiva che gustativa, una perenne ed esasperante narrazione etica, politica, economica, ambientale, estetica, artistica. E la pasta ha finito per aggiungersi a quella lista di food indistinto e globalizzato che, astraendo i cibi dai loro contesti, li ha resi celebri, ma profondamente artificiosi. Una Babele che va dalla carne argentina a Singapore al sushi in Austria, dal Big Mac a Mosca al cappuccino sorbito a fine pasto.

 

 

A puntare il dito contro il trionfo del cibo in sé e per sé è l’antropologo Franco La Cecla, nel suo ultimo lavoro. 

"ll problema è che il cibo è stato decontestualizzato, dimenticando che esso ha valore per tutto il contesto che ha intorno. Il cibo è anzitutto convivialità, non esiste l’oggetto “piatto” da solo, ma sempre all’interno dei legami che le persone intrecciano attraverso il cibo sia a livello familiare che sociale. Soprattutto, poi, c’è un rapporto con la geografia dei posti, con i momenti, con le stagioni: invece è come se ci fosse un eccesso di morbosa attenzione al cibo in sé e una totale dimenticanza di quello che effettivamente il cibo è e di quello che diventa in quanto tramite di relazioni".

 

"Si sta perdendo anche l’idea che il cibo sia non solo ristorante o ristorazione di alto livello ma anche pranzo o cena popolari. E stiamo perdendo i luoghi, una delle grandi differenze culturali in Europa: i ristoranti stanno avendo la meglio sulle trattorie, posti dove si fa veramente la cultura della convivialità."

 

L'autore: Franco La Cecla

(Palermo, 1956) è un antropologo e architetto italiano. 

Già docente di Antropologia culturale presso la facoltà di Architettura di Venezia e alle università di Verona e Palermo, oltreché in università straniere quali la École des hautes études en sciences sociales di Parigi e la UC Berkeley, attualmente insegna Antropologia culturale all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e al Politecnico di Barcellona. Autore particolarmente curioso e attento alle problematiche della vita e della società contemporanea, ha scritto saggi di successo quali Perdersi. L'uomo senza ambiente, Lasciami. Ignoranza dei congedi, Non è cosa. Vita affettiva degli oggetti, La moda rende felici (per mezz'ora almeno), Contro l'architettura, edito da Bollati Boringhieri nel 2004, Il malinteso. Antropologia dell'incontro (Laterza, 2009).  Tra le sue pubblicazioni più recenti vanno citate: Ivan Illich e la sua eredità: tra fine della modernità e ombra del futuro (2013); Andare per la Sicilia dei greci (2015); Contro l'urbanistica (2015);  nel 2016, Babel food. Contro il cibo kultura e Elogio dell'Occidente; nel 2017, Restare nel posto sbagliato e Invertire la rotta! Ecologia e decrescita contro le politiche autoritarie, conversazione con S. Latouche su una concezione di progresso che non tiene conto dei limiti naturali e temporali della realtà.


Marzo 2018


E' un testo che si colloca nella riflessione generale sugli effetti della tecnologia. Numerosi sono i suggerimenti su come praticare il "contemplative computing", un approccio consapevole alla tecnologia digitale capace di procurare tanta noia ma anche benessere e felicità. 

 

Questo libro spiega come restare connessi senza rinunciare alla nostra intelligenza, capacità di attenzione e possibilità di vivere una vita vera.

 

L'autore pone una questione cruciale per il nostro tempo: "E' possibile riprendere possesso della propria vita in un'epoca frenetica e piena di distrazioni?". Alex Soojung-Kim Pang, noto guru tecnologico di Stanford, ne è convinto. Dipendenza digitale è denso di studi, ricerche di grande interesse e conclusioni illuminanti perché la questione in gioco è come connettersi senza disconnettere il cervello.

 

Utile per chi è patito della tecnologia o ne è dipendente, per chiunque voglia star bene nel nostro mondo tecnologico, e per amici e familiari, che di solito sono i primi a capire se una persona ha bisogno di essere aiutata.

 

L'autore: Alex Soojung-Kim Pang

E' stato fondatore della Restful Company, azienda consulente della Silicon Valley e ricercatore alla Stanford University.


Febbraio 2018

Una strada coperta di neve, un’auto che perde il controllo e va a sbattere. Alla guida il vecchio Ira, che ora è incastrato, ferito, intirizzito dal gelo e solo. Il dolore lo immobilizza e rimanere cosciente è uno sforzo indicibile, almeno fino a quando davanti ai suoi occhi prende forma una figura, prima indistinta e poi più nitida: è l’immagine dell’amatissima moglie Ruth morta, che gli darà la forza per continuare a vivere.

 

Parallelamente alla storia di Ira si sviluppa quella di Sophia che si innamora di Luke, un campione di rodeo  Luke però potrebbe morire ogni volta che monta un toro per un incidente alla testa occorsogli proprio durante una competizione.  Il ragazzo alla fine  decide di abbandonare il rodeo, mettendo però in pericolo il suo futuro, in quanto il ranch era stato ipotecato dalla madre per coprire le spese sanitarie per la sua riabilitazione dopo l'incidente. Un inaspettato assegno permetterà a Luke di risanare i debiti. Ira e Ruth, Sophia e Luke, non potrebbero essere due coppie più diverse, eppure il futuro le farà incontrare, nel più inaspettato dei modi.

 

Critica letteraria

di Melissa Radice, 15.05.2014

La tematica principale è quella dell’amore: l’autore riesce a districarsi perfettamente tra voci e generazioni tanto diverse, tra presente e passato, gioventù e vecchiaia.

Lo stile di scrittura del romanzo è chiaro e scorrevole come il lessico. L’autore offre ampio spazio a dialoghi e brevi monologhi e punta sempre all'anima dei lettori.

La struttura del racconto, nonostante i vari flashback, scorre senza problemi.

L’autore, inoltre, è talmente bravo nella descrizione di ambienti e personaggi da permettere a chiunque di costruirsi l'immagine mentale di ciò che sta leggendo e vivere le storie raccontate come se fossero sue.

Due vicende apparentemente lontane che finiranno per incrociarsi per le strane e misteriose strade della vita, in un epilogo struggente, rispetto al quale, come accaduto per la sottoscritta, non si può fare a meno di emozionarsi.

E se questa può essere considerata una costante per chi legge i romanzi di Nicholas Sparks, ritengo che questo libro, pur non essendo oggettivamente uno dei suoi romanzi migliori, in termini di poesia e passione riesce comunque a regalare autentici picchi di emozione.

 

L'autore: Nicholas Sparks

E' nato a Omaha, in Nebraska, il 31 dicembre 1965.  Dopo aver frequentato la Bella Vista High School, Sparks ha proseguito gli studi alla University of Notre Dame, nell'Indiana, grazie anche a una borsa di studio ottenuta per i suoi meriti sportivi. Nel 1988 si laurea con lode.

Inizia ad amare la scrittura molto presto. Secondo lo stesso autore, l'ispirazione gli arrivò a 19 anni, dopo dopo un'osservazione che gli mosse sua madre: “Il problema è che sei troppo annoiato”, disse la donna, “devi trovare qualcosa da fare. Scrivi un libro.

Scrive il suo primo romanzo quando è ancora uno studente, nel 1985: si intitola The Passing, ma non è mai stato pubblicato. L'esordio sugli scaffali delle librerie arriva nel 1990, con il libro per ragazzi Il bambino che imparò a colorare il buio, ma il vero successo arriva nel 1996, grazie a Le pagine della nostra vita, romanzo che diventa immediatamente un bestseller e che inaugura una brillante carriera.

Dal '96 a oggi Sparks ha all'attivo una ventina di opere che hanno ottenuto tutte grandi successi in termini di vendite. Il tema comune di tutti i suoi lavori è l'amore, quello più travolgente, profondo e duraturo e le trame dei suoi romanzi sono spesso state prese in prestito dal grande schermo in film di successo.

 

Cinema: dal libro di Sparks, nel 2015, è stato tratto l'omonimo film diretto da George Tillman Jr.

 

 



Gennaio 2018

... un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il "capro espiatorio". Una famiglia disneyana, senza mamma e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una "zia" maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una "zia" femmina supersexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla "Actuelle", una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull'orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli, un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. 

 

Critica letteraria 

di Valeria Inguaggiato, 18.12.2013

 

Le brutture che si stanno consumando al Grande Magazzino vengono trasfigurate e esorcizzate dai racconti che, la sera, Benjamin fa alla nutrita banda dei fratelli e delle sorelle. Il racconto e il raccontare spazzano via ogni genere di preoccupazione sulla proprio sorte, sulla realtà opprimente. Le esplosioni tragiche vengono viste attraverso una lente fantastica, giocosa e il tutto diventa un’avventura. La parola prende vita e Benjamin ogni sera cura la propria famiglia con magnifiche lezioni di spensieratezza ........ La presentazione dell'intreccio non rende giustizia al romanzo, la cui forza sta soprattutto nella straordinaria capacità narrativa dell'autore, nel ritmo veloce della sua narrazione nelle innumerevoli sorprese che scandiscono la successione di eventi pieni di suspense. Pennac avrà come carta vincente, in questo romanzo e in tutta la saga, un inesauribile spirito inventivo.

L'autore: Daniel Pennac

Nato nel 1944 in una famiglia di militari di origini corse e provenzali, passa la sua infanzia in Africa, nel sud-est asiatico, in Europa e nella Francia meridionale.

 

Pessimo allievo, solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante, nonostante la sua dislessia, comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.

Ottiene la laurea in lettere all'Università di Nizza nel 1968, diventando contemporaneamente insegnante e scrittore.

Inizia l'attività di scrittore con un pamphlet  (Le service militaire au service de qui?, 1973), in cui descrive la caserma come un luogo tribale, che poggia su tre grandi falsi miti: la maturità, l'uguaglianza e la virilità. In tale occasione, per non nuocere a suo padre, militare di carriera, assume lo pseudonimo Pennac, contrazione del suo cognome anagrafico Pennacchioni.

Successivamente, decide di scrivere racconti per bambini.

Scommettendo contro amici che lo ritenevano incapace di scrivere un romanzo giallo, nel 1985 pubblica Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres), primo libro del ciclo di Malaussène. Comincia così la fortunata serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di "professione" e alla sua inverosimile e multietnica famiglia.

Nel 1992, pubblica il saggio Come un romanzo, manifesto a favore della lettura.

Nel 1997 scrive Signori bambini da cui verrà tratto un film di Pierre Boutron.

Il 26 marzo 2013 è stato insignito della Laurea ad Honorem per il suo impegno nella pedagogia presso l'Università di Bologna

L'importante rivista statunitense di critica letteraria Watch and Listen, che pubblica, ogni dieci anni, la sua classifica dei 50 migliori libri di tutti i tempi, nella classifica 2013 pone la saga Malaussène di Pennac al primo posto con il 45% dei voti, davanti ai I tre moschettieri di Alexandre Dumas con il 31% e ad Harry Potter con il 12%.

Curiosità:  in Internet è possibile consultare l'omonima rivista letteraria.

Cinema: dal libro di Pennac, nel 2013, è stato tratto l'omonimo film francese diretto da Nicolas Bary.